Senza scarpe [theneverendingcontest]


-Papaaaaaaaaà!- urlò Antonio entrando nell'officina di suo padre come se fosse esplosa la terza guerra mondiale. -La nonna ti manda una fetta di torta di mele appena fatta e un termos di caffè- disse in un soffio, ansimando per la corsa in bicicletta.
-Grazie Antonio, avevo proprio bisogno di una pausa- Maurizio prese il contenitore con la torta e fece cenno al figlio di sedersi su uno sgabello. Antonio rimase in piedi, desideroso di andarsene, voleva starsene da solo con la sua musica nella sua stanza, musica alta per nascondere il rumore assordande della cattiveria.
-Dai figliolo raccontami qualcosa di te, della scuola, non abbiamo mai tempo di parlare noi due! - gli sorrise Maurizio -lo so che questo è il periodo delle grandi ribellioni nella propria camera, ma con me puoi sempre parlare, lo sai vero?-
Antonio strinse i pugni e abbassò gli occhi guardando le sue belle scarpe nuove. Quanto aveva desiderato quelle scarpe! Scarpe da ginnastica New Balance nuove di zecca.

Tutti mi prendevano in giro per i miei vecchi mocassini marroni, color stronzo dicevano i miei compagni e ridevano. Non capivo perchè sembrava cosi divertente prendersela con un paio di scarpe, poi capii che non erano le scarpe. Ero io che facevo ridere, io con la mia goffaggine, la mia timidezza, i miei capelli tagliati a scodella. All'inizio ho tentato di ignorare quella situazione, quelle voci, in fondo stavo bene nel mio mondo parallelo, ma poi ho iniziato a sentire tutto il peso di quelle frasi, le frecciatine, gli scherzi. “Sfigato”, “perdente” e “finocchio”: questo era l'unico modo con cui si rivolgevano a me. Io stavo in silenzio nel mio banco, ma quelle parole erano diventate indelebili come cicatrici. Perchè proprio io? mi chiedevo, cos'ho di diverso? cosa non funziona in me? Poco alla volta mi ero convinto che era colpa mia, che ero realmente imbranato, incapace di farmi degli amici. Nessuno mi chiedeva mai niente, nessuno mi cercava. Anche mia madre mi aveva abbandonato quando ero piccolo, perchè pensavo che queste persone avrebbero potuto volermi bene? Cosi, solo per focalizzare l'attenzione su qualcosa di concreto, ho iniziato ad odiare le mie scarpe ritenendole colpevoli di molti dei miei problemi, tanto da farmene comprare un paio tutto nuovo per il mio compleanno. Mio padre restò colpito quando nel negozio mi rivolsi alla commessa “Vorrei un paio di scarpe da ginnastica New Balance blu, ma non quelle per fare sport, quelle casual da portare tutti i giorni per andare a scuola, quelle con la N arancione”, ma io avevo studiato bene, avevo osservato quello che faceva “figo”, era questione di sopravvivenza. Il giorno dopo me ne andai a scuola orgoglioso, sperando che tutti notassero le mie nuove scarpe, ma non potevo immaginare che quel giorno sarebbe stato peggio del solito, perchè non potevo proprio pensare a peggiore malignità nelle persone. Quei teppisti bellicosi si erano nascosti e mi avevano teso un agguato davanti alla porta del bagno, due mi bloccavano mentre il terzo mi toglieva le scarpe e le gettava nel water tirando lo sciacquone. Sentivo ancora il loro riso beffardo e cattivo mentre entravo scalzo in classe, con le scarpe bagnate in mano. L'insegnante non notò nemmeno il mio sguardo perduto, solo mi mise una nota di ritardo ricordandomi che quella era già la terza del mese. Tutti sghignazzavano mentre io volevo solo fuggire, andarmene e non tornare più, evaporare, sparire, morire.


Immagine CC0 creative commons

Antonio tremava ma era paralizzato dai suoi stessi pensieri. Si vergognava troppo per parlare con qualcuno, aveva paura di essere ancora deriso, aveva paura che suo padre lo considerasse un debole, neanche capace di difendersi da qualche stupido compagno di scuola.
-Antonio cosa c'è?- chiese suo padre, e seguendo il suo sguardo verso il basso aggiunse – e cosa è successo alle tue scarpe? Sono tutte macchiate!!-.
Dentro di lui, la rabbia e il disgusto ruppero ogni freno annebbiando la sua mente. Antonio, vacillando, si appoggiò al banco di lavoro di suo padre per non cadere e poi gli venne da vomitare. Si chinò in avanti, cercando di non vomitarsi addosso, ma tutto quello che fuoriuscì dalla sua bocca cadde esattamente sopra le sue scarpe.
-Che disastro!- Antonio si aspettava la predica di suo padre. -Figliolo siediti, ti porto dell'acqua- e quando tornò gli tolse dolcemente le scarpe tappandosi il naso per l'odore – Mi dispiace, penso che siano da buttare...- disse, e Antonio comprese dal suo tono che a suo padre non importava delle scarpe, ma di lui.Non ti preoccupare papà, buttale nel cesso e tira l'acqua- rispose Antonio piangendo mentre gli saliva nellala bocca, inaspettata, una risa.
Maurizio lo o guardò perplesso senza sere cosa dire.
-Dopo ti spiego papà. Adesso dimmi perchè la mamma se n'è andata-.
E per la prima volta Antonio e Maurizio parlarono a lungo, senza paura, senza muri, senza scarpe.

In partecipazione a:
theneverendingcontest n° 65 S5-P3-I2 – Contest di @storychain


Comments 3


Che bella storia.
Attirato da NewBalance... L'ho letta tutta!

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12.01.2020 21:49
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L'occhio vuole sempre la sua parte!! Sono felice che ti sia piaciuta, grazie per esserti fermato un pò con noi ;)) buona giornata @green77

13.01.2020 12:40
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