My second life #28 [IT-EN]


My second life
#28
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Una sera Luca scende a buttare la spazzatura, ma quando cerca di rientrare nella sua casa, al 20° piano di un palazzone di periferia, scopre che nel suo appartamento ci abita un'altra persona e che la sua vita, come era fino a qualche momento prima, non esiste più. Cominciano da questo momento per Luca nuove ed inaspettate avventure che si mischiano ai ricordi della sua vecchia vita.


L'albergo

“Prestare! Benedetto figliolo, prestare! Guardi che ho capito che è messo male con la testa, ma si vede che è una persona per bene. Venga nella cameretta. Ho ancora tutta la roba di mio figlio, quello che le somiglia, guardi se trova qualcosa che le può andare bene, per me può prendere anche tutto, è roba da buttare. Aldo ha piantato qui tutta quella roba e non si è più fatto vedere. Neanche a Natale viene, lo sa? L'ho visto l'ultima volta molti anni fa, aveva bisogno di soldi, allora è capitato qui, ha preso i soldi ed è scomparso di nuovo. Mia figlia non lo sa nemmeno che gli ho dato tutti quei soldi, altrimenti mi ammazzerebbe. Lei non glielo va a dire, vero?”
Feci cenno di no oscillando la testa, senza parlare. Avevo toccato un tasto dolente. Nel frattempo eravamo arrivati entrambi nella cameretta dove la signora mi mostrò un armadio che conteneva una notevole quantità di vestiti piuttosto vecchi ma non particolarmente malmessi.
“Mi scusi, vorrei provarli, se non le dispiace...”
“Certo, certo. Vado in cucina a mettere a posto. Lei prenda tutto quello che le pare.”
Per prima cosa provai un giubbotto imbottito, non era male, certo non era un modello recente ma sembrava in buono stato. Aldo era un po' più grosso di me, meglio troppo largo che troppo stretto, misi su una sedia il giubbotto, poteva andare bene. Cominciai a tirar fuori dall'armadio alcune paia di pantaloni, delle camicie, dei maglioni. I pantaloni erano perfetti, almeno quanto possono essere perfetti i pantaloni di un'altra persona. Per le camicie e i maglioni invece era lo stesso che per il giubbotto: una taglia in più, niente di male, sicuramente meglio di una tuta. Ora il mio nuovo guardaroba consisteva in un giubbotto, quattro paia di pantaloni, cinque camicie, due maglioni. Aprii tutti i cassetti alla ricerca di mutande, calze e magari qualche maglietta. L'idea di mettere le mutande di Aldo mi faceva un po' senso, ma non ero nella situazione di fare tanto il difficile.
Trovai tutto. Aldo aveva lasciato veramente un sacco di roba in quella camera. Trovai anche un orologio però mi decisi a non prenderlo, mi sembrava troppo, non so perché prendere dei vestiti mi pareva una cosa corretta, prendere l'orologio, al mio naso non da maschio, odorava di furto.
Sopra all'armadio, tutto impolverato, c'era anche un borsone di quelli di nylon, da palestra. Salii su una sedia e lo presi, era molto pesante. Gli diedi qualche manata per togliere il grosso della polvere, lo aprii: era completamente pieno di scarpe. Già, mi stavo completamente dimenticando delle scarpe. Ne provai una, purtroppo non mi andava, era troppo piccola. Questo non ci voleva. Mi stavo quasi dimenticando delle scarpe e se una non andava, probabilmente nessuna mi sarebbe andata bene. Mi misi con metodo a provarle tutte e in nessuna mi entrava il piede. Erano anche piuttosto malmesse, molto più rovinate dei vestiti. Finito di provarle tutte mi sedetti sconfortato. Le scarpe erano fondamentali.


...continua


One evening Luca goes down to take out the garbage, but when he tries to return to his house, on the 20th floor of a suburban building, he discovers that another person lives in his apartment and that his life, as it was until some moment before, it no longer exists. From this moment on, new and unexpected adventures begin for Luca, which mix with the memories of his old life.


The hotel

"Lend! Blessed son, lend! Look, I understand that you are in a bad way, but you can see that you are a good person. Come to the bedroom. I still have all my son's stuff, what looks like you, see if you find something that can fit you, for me you can also take everything, it's stuff to throw away. Aldo planted all that stuff here and never showed up again. Not even at Christmas, do you know? I last saw him many years ago, he needed some money, so he came here, he took the money and disappeared again. My daughter doesn't even know that I gave him all that money or she'd kill me. You're not going to tell her, are you? "
I nodded no, swinging my head, not speaking. I had hit a sore spot. In the meantime we had both arrived in the little room where the lady showed me a wardrobe which contained a considerable amount of rather old but not particularly shabby clothes.
"Excuse me, I'd like to try them, if you don't mind ..."
"Sure sure. I go to the kitchen to tidy up. You take whatever you like. "
First I tried a padded jacket, it was not bad, certainly it was not a recent model but it seemed in good condition. Aldo was a little bigger than me, better too wide than too narrow, I put the jacket on a chair, it could fit. I started pulling out a few pairs of pants, shirts, sweaters out of the closet. The pants were perfect, at least as perfect as another person's pants can be. For the shirts and sweaters, on the other hand, it was the same as for the jacket: one size more, nothing bad, certainly better than a suit. My new wardrobe now consisted of a jacket, four pairs of trousers, five shirts, two sweaters. I opened all the drawers in search of underwear, socks and maybe some T-shirts. The idea of ​​putting on Aldo's panties made a little sense to me, but I wasn't in a position to be so difficult.
I found everything. Aldo had really left a lot of stuff in that room. I also found a watch but I decided not to take it, it seemed too much, I don't know why taking clothes seemed correct to me, taking the watch, to my nose not like a boy, smelled of theft.
Above the wardrobe, all dusty, there was also a gym bag of nylon ones. I got on a chair and took it, it was very heavy. I gave it a few slaps to remove the bulk of the dust, opened it: it was completely full of shoes. Yeah, I was completely forgetting about the shoes. I tried one, unfortunately I didn't like it, it was too small. This did not take. I was almost forgetting about my shoes and if one didn't fit, probably none would fit. I methodically tried them all out and none of them fit my foot. They were also rather shabby, much more worn out than the clothes. When I finished trying them all, I sat down disheartened. Shoes were essential.


...continua



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