The Eyes of Darkness, quando il romanzo diventa profezia.


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"E Wuhan-400 ha altri, vantaggi altrettanto importanti oltre agenti più biologici. Per prima cosa, si può diventare un vettore infettiva solo quattro ore dopo essere entrati in contatto con il virus. Questo è un periodo di incubazione incredibilmente breve. Una volta infettato, nessuno vive più di ventiquattro ore. la maggior parte die in dodici. E 'peggio del virus Ebola in Africa-infinitamente peggiore. kill-rate Wuhan-400 è al cento per cennto."
ean Koontz, The Eyes of Darkness

In questi tempi di paura del contagio da Coronavirus vengono alla mente le tante opere che hanno trattato questa paura ancestrale. Come non pensare alle meravigliose pagine dei Promessi Sposi del Manzoni che ben descrivono la psicologia della paura e la totale perdita della ragione che ne consegue con la conseguente caccia all'untore? Oppure come non pensare al film degli anni '70 Cassandra Crossing che parla del contenimento di un epidemia scoppiata in un treno che aveva come passeggero un terrorista autore di un attentato in un laboratorio biologico?

In questi giorni a questo proposito sta facendo il giro del mondo, attraverso il tam tam su internet, il caso del romanzo "The Eyes of Darkness" dell'autore americano Dean Koontz. Si tratta di un piccolo romanzo di genere, un thriller. Uno di quei romanzi a poco prezzo che possiamo trovare negli scaffali dei super mercati. Racconta la storia di una madre, Christina Evans, che va alla ricerca del figlio Danny non credendo alla notizia che sarebbe morto durante un campeggio. Dopo una serie di vicende la madre riesce a trovare il figlio in un campo militare adibito a confinare le persone venute in contatto con un arma bilogica - il Wuhan-400 - terrificante e fuoriuscita da un laboratorio.

Come è facile immaginare, il fatto che questo virus si chiami Wuhan - come la città cinese dove è stato trovato il primo malato da coronavirus - e che lo scienziato che nella narrazionone sia un cine - Li Chen - ha scatenato i complottisti. Effettivamente è assai bizzarro che tra gli infiniti nomi che potevano essere dati a questo virus, Koontz abbia scelto proprio il nome della città cinese che a decenni di distanza è finita davvero in quarantena. Ma come diceva Jorge Luis Borges la questione di fondo è un'altra: bisogna sapere se la realtà appartiene al genere fantastico o al genere realistico.


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